Journey Home: un espresso con Andrea Keller

Image Credits: Andrea Keller © Andrea Keller

16 marzo, 2021

Andrea Keller è una talentuosa compositrice e pianista australiana che ha recentemente pubblicato un’opera multimediale (Journey Home) e un album con una line up atipica (Life is Brut[if]al). L’abbiamo intervistata.

> Eugenio Mirti


Journey Home è un’opera multimediale (musica e film) che hai realizzato con Hayley Miro Browne. Un progetto affascinante, un omaggio alle vostre famiglie e ai vostri padri. Come hai concepito e sviluppato l’idea?
Il padre di Hayley, Allan Browne, è stato un batterista e una figura chiave del jazz australiano per oltre cinque decenni. Era il mio mentore e sono stata molto fortunata a suonare con lui per molti anni. La sua morte, nel 2015, ha lasciato un vuoto nella scena jazz australiana, ma è stato attraverso essa che Hayley e io abbiamo legato. Hayley è una fotografa e regista meravigliosa, così l’ho contattata per collaborare insieme a un’opera per pianoforte solo e video. All’inizio abbiamo cominciato a giocare con il concetto di “casa” e con una frase che Al soleva ripetere: “molte delle più grandi storie mai scritte riguardano il viaggio di ritorno a casa“.
 
Non eravamo ancora certe di dove avremmo recuperato il materiale visivo, poi mio fratello mi ha chiamata per dirmi che aveva trovato circa 3.000 diapositive che nostro padre, morto 20 anni fa, aveva realizzato, e che – diceva – mi sarebbero piaciute. Quando le scatole con le diapositive sono arrivate a casa mia ne ho scattato una foto e l’ho inviata a Hayley, e la sua risposta è stata “ecco il nostro materiale!“. Quindi ho iniziato a dividere le immagini in categorie e a selezionarle. Mio padre era un appassionato campeggiatore, escursionista e sciatore,così i le categorie erano del genere “montagne innevate”, “legno”, “acqua”, ecc. Le ho condivise con Hayley e poi entrambe abbiamo iniziato a creare in modo indipendente “frammenti musicali” per ciascuna delle categorie. Di tanto in tanto ci scambiavamo piccole idee, ma in sostanza le abbiamo messe tutte insieme per la prima volta durante la settimana della première, a dicembre 2019.
 
 
Ho letto che nello scrivere la musica sei stata influenzata dal famoso compositore Arvo Pärt. Puoi spiegare meglio la sua influenza sulla tua musica?
Sono stata affascinata dalla musica di Arvo Pärt per oltre un decennio. Fin dall’inizio ma ha attratta la natura laconica della sua musica e il mistero della sua bellezza naturale, portata dal rigore. Negli ultimi anni il mio studio della musica di Pärt si è intensificato durante la tesi di dottorato, che si è basata sui suoi sistemi e approcci come stimolo per la creazione della mia musica. In Journey Home le influenze principali sono i diagrammi e gli schemi compositivi di Pärt che si possono trovare nei suoi quaderni di appunti, e che ho usato per ispirare i miei modelli compositivi e di improvvisazione.
 
Life is Brut [se] al è il seguito di Five Below Live. Quali sono le principali differenze tra i due dischi?
Five Below Live è stato registrato dal vivo nel 2017 al Jazzlab (un jazz club di Melbourne dove suono ogni lunedì sera) e presenta un quintetto composto da due bassi, chitarra, piano e batteria – una grande sezione ritmica! I pezzi erano tutti brani precedenti che ho rielaborato e adattato alla nuova formazione. Life is Brut [if] al è una registrazione in studio del 2019 che contiene due lunghi lavori (Meditations on Light e Love in Solitude) e cinque brani più corti composti nel 2019 e scritti appositamente per la band. La formazione dell’album più recente comprende il quintetto originale più due sassofonisti e mio figlio maggiore, Jim Keller, che narra il testo di Rainer Maria Rilke.
 
 
Come hai scelto i musicisti del gruppo? E gli ospiti della registrazione?
La concezione originale della band “Five Below” era quella di una grande sezione ritmica con chitarra / basso che utilizzava pedali ed effetti. Ho scelto tutti i componenti perché amo il loro modo di suonare (avevamo suonato tutti insieme separatamente in altri progetti), e sapevo che avrebbero portato tutti grandi qualità individuali, e allo stesso tempo si sarebbero fusi all’interno dello stesso linguaggio musicale. Nel corso degli anni ci sono state occasioni in cui un componente non era disponibile per un concerto, ma invece di rimpiazzarlo con un musicista dello stesso strumento ho scelto due sassofonisti, Julien Wilson e Scott McConnachie, entrambi brillanti improvvisatori con voci uniche e contrastanti. Questo ha portato un elemento completamente nuovo alla musica che mi pare abbia funzionato incredibilmente bene, quindi mi è sembrato naturale includerli entrambi nella registrazione in studio.
 
Ho scritto nella mia recensione che “paradossalmente l’unico elemento prevedibile è l’imprevedibilità del progetto musicale di Andrea Keller”: sei d’accordo? Come componi?
Mi piace la musica interessante, con elementi di imprevedibilità, in cui non capisco sempre cosa sta succedendo o come viene creato. Musica che ha un senso di mistero, che suscita curiosità in me. Mi piace essere sfidata, ma credo anche nella necessità di equilibrio. Non rifuggo la bellezza, ma la mia musica è anche intrisa della mia più profonda tristezza, di desiderio, di rabbia e paure, mentre altre volte il suo scopo è quello di fornire tregua e consolazione da tutte le emozioni profonde, nella speranza che possa essere di conforto.

A volte mi siedo e improvviso / suono / scrivo una melodia solo con un’emozione e il seme di un’idea musicale, e tutto inizia a fluire. La maggior parte delle volte, tuttavia, ho un concetto che richiede tempo per essere scoperto e distillato, ed esploro la miriade di possibilità al suo interno finché non mi stabilizzo su un sistema o approccio che lo realizzerà nel modo musicale più efficace. Sono alla costante ricerca di un significato e uno scopo nel mio processo compositivo e nella musica che ne deriva. A volte le cose vengono fuori facilmente, altre volte è un lavoraccio!
 
 
Cos’è il jazz oggi secondo te?
Considero il termine “jazz” una parola che indica la musica incentrata sull’esprimere se stessi e sull’improvvisazione; “jazz” può essere inteso come un avverbio o un modo di fare le cose. Non lo penso come un sostantivo che descrive una musica di un tempo e di un luogo particolari. È una musica in continua evoluzione che fornisce una descrizione dell’ADESSO e delle esperienze individuali di coloro che suonano.
 
Pensi che la musica sia cosmopolita o che essere australiana in qualche modo ti faccia “sembrare” diversa da un musicista europeo o americano?
Trovo molto difficile rispondere a questa domanda! Certamente, il tempo, il luogo, l’ambiente circostante, gli altri musicisti, le opportunità, il paesaggio, lo stile di vita, ecc. hanno un effetto sulla musica che viene prodotta, e forse queste sfumature sono udibili a un certo livello. A volte riesco a capire da dove proviene la musica, altre volte no. La risposta non è definita secondo me…
 
La pandemia ha colpito duramente il mondo e gli artisti stanno attraversando momenti difficili ovunque. Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sono fortunata: qui in Australia non siamo attualmente in lock down e non abbiamo praticamente alcun contagio, quindi i piccoli concerti sono tornati ad essere realizzati dallo scorso novembre (con poche eccezioni), e ho potuto comporre e dar vita a nuove band, con l’intenzione di fare registrazioni sia dal vivo che in studio entro la fine dell’anno (se tutto andrà bene…). Ci sono alcune registrazioni effettuate prima di marzo 2020 che devono ancora essere pubblicate e dovrebbero uscire quest’anno. Sfortunatamente non abbiamo programmato tour internazionali, ad eccezione di alcuni piccoli in Australia. Avevo in mente alcuni progetti internazionali entusiasmanti prima della pandemia, ma per ora dovranno aspettare. Spero che non sia troppo lontano il giorno in cui potremo riprendere quel tipo di attività. Mi sto godendo un po’ di tranquillità però, ed è stato prezioso riposare, recuperare e sognare nuova musica e collaborazioni, e trascorrere del tempo con la mia famiglia. Tutto ciò è stato positivo.
Auguro a tutti pace e buona salute e aspetto il giorno che potremo nuovamente trovarci insieme, ma nel frattempo sono molto grata a Internet!
 

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