Sprouting Rebels: un espresso con Beppe Golisano

Image Credits: Beppe Golisano © Marco Alessi

 

09 marzo, 2022

A giugno uscirà per Blue Mama Records Sprouting Rebels il nuovo album del sassofonista torinese Beppe Golisano, che per questa occasione guida un quintetto completato da Francesco Partipilo, Giorgio Alloatti, Michele Anelli e Michele Bussone. In occasione della pubblicazione del primo singolo “On the Rox” prevista per l’11 marzo, abbiamo pranzato con Beppe al Charlie Bird di Torino per parlare di passato, presente e futuro.

> Ivano Rossato


Puoi parlarci di Sprouting Rebels?
Questo disco nasce dalla volontà di fissare un percorso di vita. Le prime composizioni iniziano qualche anno fa, sì tratta di 8 pezzi originali, sei di mia composizione. Uno l’ha architettato mio figlio Leonardo, che ha delle buone doti canore e la capacità di rielaborare delle mie idee, a cui ho chiesto di improvvisare una melodia sul momento che ho registrato e dopo un paio di settimane gli ho spiegato come sono strutturati i pezzi e, dopo la A, gli ho chiesto di improvvisare una B, e il pezzo era pronto da arrangiare con Michele Anelli che ha firmato anche un suo brano.
Non ci sono brani di altri, ma citazioni sì. In un pezzo che sì intitola “Young Beebop” per esempio ci sono molte citazioni di pezzi che ho studiato nel mio percorso di vita jazz, da Mozart a Charlie Parker.
 

Quando si ascolta il disco sì sente che c’è un percorso che lega i brani che risultano tutti accomunati da qualcosa. Questo si crea suonando tutti insieme, i singoli musicisti sono stati fondamentali nel determinare il suono complessivo, primo fra tutti il bassista Michele Anelli con cui ho messo insieme i pezzi fin dall’inizio. Bisogna suonare insieme tanto per riuscire a suggestionare il pubblico, e questo progetto ha senso solo con questi musicisti.

 
Come hai pensato alla formazione della band?
All’inizio era previsto solo un quartetto ma poi si sono uniti il secondo sax di Francesco Partipilo e Giorgio Alloatti all’elettronica, usata come strumento a sé stante. Abbiamo registrato tutto in presa diretta improvvisando tutto e basandoci su delle strutture melodiche suonate da me. Abbiamo registrato al Charlie Bird durante il lock down e sono quasi tutte prime take. Sono tutti musicisti con cui suono da anni, tranne Giorgio con cui però abbiamo passato settimane a stretto contatto lavorando per capire come utilizzare l’elettronica. Ci siamo messi per settimane a elaborare suoni da stravolgere. L’elettronica è un mondo talmente vasto che abbiamo passato la prima settimana a vuoto prima di capire che strada seguire per assecondare quella che era la mia idea di progetto e alla fine facendole suonare anche parti melodiche.
 
 
Cosa ti ha sorpreso del risultato? 
Si ama ogni cosa che si crea, ma in questo caso mi ha stupito il fatto che, a differenza di altre opere realizzate, questo non mi stufa mai anche dopo ripetuti ascolti. Facendo un ascolto molto critico, come se fossi il pubblico, lo trovo sempre leggero e scorrevole. 
 
Pensi che la registrazione sia stata influenzata dal periodo pandemico che stiamo vivendo?
In realtà no, perché venivamo da un periodo senza covid, e paradossalmente siamo stati facilitati dal fatto che eravamo tutti liberi da impegni e il locale (il Charlie Bird di Torino n.d.r.) era chiuso, essendo febbraio 2021, quindi in pieno lock down. E’ un lavoro ancora figlio di un periodo “normale”, solo oggi siamo realmente consapevoli di cosa rappresentino questi anni, che in realtà devono ancora finire, e che, per quanto mi riguarda, sarò in grado di elaborare solo in futuro. Quindi probabilmente saranno i prossimi lavori a esserne più influenzati.
 
Ciò su cui questo periodo ha certamente impattato è stata la mancanza dell’interazione con il pubblico, un rimando di sensazioni che ti fa suonare ogni volta in modo diverso. Il modo in cui suoniamo noi sì basa molto sull’elaborazione istantanea di ciò che stiamo vivendo e dell’interazione con il pubblico.
 
 
Cosa diresti a un musicista giovane che vuole fare il professionista?
Una cosa che dico sempre ai giovani musicisti è quello di imparare tutto e poi di slegarsi completamente da ciò che sì è studiato e di pensare con il proprio cervello. Troppi musicisti sono ancora legati allo studio, che è indispensabile e va praticato per conoscere e padroneggiare il proprio strumento, ma poi occorre slegarsi. Alcuni fraseggi che hai studiato ti verranno, altri no, altri verranno rielaborati. Studiare, slegarsi… e volare! Come un uccellino, che le prime partenze sono un po’ acciaccate ma poi impara a volare dove gli pare senza un percorso preciso.
 
E i prossimi passi?
Dopo la pubblicazione del primo singolo “On the Rox” previsto per l’11 marzo, verrà pubblicato un nuovo singolo al mese per i prossimi tre mesi e a giugno ci sarà la presentazione del disco in una località ancora da scegliere insieme alla Blue Mama records. Il mio obiettivo è di fare concerti passando dal nord Europa per arrivare fino in Giappone, un mio sogno recente.
 
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