Jazz standard: un espresso con Corey Christiansen

 

22 dicembre 2021

Corey Christiansen ha dimostrato per anni di essere personale e riconoscibile sia nelle sue qualità di chitarrista che di compositore di partiture originali. Lo abbiamo intervistato questa volta alla vigilia dell’uscita di un album di standard jazz. 

> Ivano Rossato


Da dove viene la necessità di un album di standard?
La maggior parte delle mie prime esperienze come musicista professionista adulto sono state come musicista jazz che suonava standard. Ho sempre amato suonare una varietà di stili, ma il jazz sarà sempre il mio amore musicale e adoro suonare gli standard. Ho effettuato molte registrazioni suonando la mia musica originale e partiture originali di altri, ma una cose che preferisco di più al mondo è suonare standard con i miei amici… o musicisti che ho appena incontrato. 
 

C’è un’onestà musicale e un’integrità che si esprime attraverso il suonare gli standard. 

 
Hai realizzato gli arrangiamenti durante il lock down, registrato tutto dal vivo e usato tecniche di registrazione analogica… sembra un approccio orientato al “passato”… c’entra qualcosa la pandemia?
Non sono sicuro che la pandemia abbia avuto molto a che fare con questo aspetto del progetto. Avevo intenzione di registrare questo materiale già prima che arrivasse la pandemia. Penso che il tempo trascorso a casa e da solo con la mia musica alla fine mi abbia condotto all’arrangiamento dei brani, ma il piano è sempre stato registrare dal vivo. Inizialmente, volevo un pubblico di 30-60 persone in studio, ma era semplicemente impossibile con il modo in cui è evoluta la pandemia. Ma sì, abbiamo registrato su nastro a due sole tracce (con backup digitale, ovviamente) e non ci sono modifiche o sovra incisioni. È un album dal vivo. Carl Allen e Ben Williams hanno suonato così bene in questo album. Penso che sia stata una grande esperienza per tutti e tre tornare in studio e suonare un po’. 
 
Hai pubblicato quasi sempre materiale composto da te, come cambia il tuo approccio nel rielaborare composizioni di altri artisti?
Questa è davvero una bella domanda. Penso che il processo sia molto simile per me. Ho cercato di selezionare gli standard che mi dicevano qualcosa in quel momento. Cerco anche di creare arrangiamenti che siano originali per il mio stile e si prestino al mio modo di suonare. A volte mi viene una grande idea semplicemente lavorando su un’introduzione o un finale per una melodia e poi l’arrangiamento inizia a funzionare da solo. Alcuni di questi arrangiamenti sono idee che suono dal vivo da un po’ di tempo. Di solito cerco di allungare le cose nelle situazioni dal vivo e quando qualcosa funziona, di solito lo scrivo dopo il concerto oppure archivio la registrazione per come riferimento per il futuro. Alla fine alcune delle cose migliori si fanno strada nelle mie registrazioni. Questo album ne è stato uno dei migliori esempi. Ci sono elementi in questo album che sono il risultato del lasciarsi andare un po’ nelle esecuzioni dal vivo. 
 
 
 
Perché hai scelto il formato del trio per questo progetto e come hai scelto i musicisti?
Per me, suonare in trio rappresenta la quint’essenza della chitarra jazz. Ci sono così tante direzioni in cui la musica può evolvere se tutti i musicisti coinvolti sono in sintonia. Questa è la chiave, essere insieme in sintonia. Il trio può fare tutto. Mi dà l’impressione che in trio sia possibile suonare più tradizionale e allo stesso tempo più rock, più che in qualsiasi altro formato. Le direzioni sono infinite.
 
Ho suonato un sacco con Carl Allen nel corso degli anni ed è un ottimo amico. Conferisce sempre una tale profondità alla musica. Ha suonato con così tanti dei grandi. Sa quando il brano suona come deve. Sa quando le sensazioni sono quelle giuste e trasmettono il vero sentimento. È stata un vera fortuna, adoro suonare con lui. Questa era in realtà la prima volta che suonavo davvero con Ben Williams. Forse abbiamo suonato a una jam session anni fa in un festival in cui entrambe eravamo in programma, ma questo è stato la prima vera occasione insieme. Sono un suo fan da quando è apparso per la prima volta sulle scene. Amo la sua sensibilità, il suo ritmo e il suo atteggiamento generale nei confronti della musica. Ha grandi idee ed era evidente sin dal primo brano che abbiamo provato (abbiamo suonato un concerto la sera prima della registrazione) che ci sarebbe stata sintonia. AMO assolutamente suonare e passare del tempo con Ben. È un grande musicista, ma, come Carl, è anche un grande essere umano. Sono stati due maestri con cui registrare è risultato divertentissimo.
 
Quali sono i tuoi progetti live con il trio?
Ci sono alcune date che ho programmato a partire da marzo. Cerco sempre posti dove suonare, ma a volte è difficile tenere insieme una band. Spesso è più facile fare un tour da single e contattare musicisti del luogo. Spero che questo album ci porti abbastanza passaggi stampa e attenzione da poter suonare insieme frequentemente  in tour. Attualmente non sono preoccupato di organizzare un numero elevato di date, mi basta che il livello sia alto anche con meno date. Penso che il trio sia al livello giusto per questo.
 
 
Quale pensi sia il futuro della professione di musicista?
Sono sempre un ottimista ma è difficile essere completamente onesti. Al giorno d’oggi sembra che le persone siano più preoccupate per il marketing e per guardare chi è “popolare” sui social media, più che concentrarsi realmente sulla qualità e (forse ancora più importante) sulla profondità. Penso che ci siano molte opportunità per tutti però. I musicisti devono solo capire che devono essere bravi ma anche avere un po’ di attenzione al marketing. Può non piacere, ma sembra essere necessario in questi giorni. Tuttavia, non perderò mai la mia fiducia nella musica e nei musicisti. Siamo molto importanti per la nostra società e dobbiamo continuare a creare. Anche se è solo per il nostro piccolo gruppo di follower. 
 
Come dovrà cambiare il mercato della musica dopo questi anni difficili?
Non ne ho idea. Mi piacerebbe vederlo cambiare in modo che i musicisti siano equamente compensati per il loro lavoro, specialmente il loro lavoro registrato. Non so come si possa realizzare ciò tuttavia. Molta gente sembra remare contro. Ci sono anche brave persone che lavorano per questo. Spero che vada meglio in futuro, ma per ora cercherò di realizzare la migliore musica possibile e di suonarla dal vivo il più possibile per le coloro che vogliono ascoltarla e la apprezzeranno. Sono stato molto fortunato ad avere dei sostenitori fantastici. Ci sono molte persone che hanno contribuito alla grande alle mie campagne di crowdfunding e mi hanno reso possibile realizzare i miei ultimi cinque album. È davvero incredibile se ci pensi. Sono le persone che amano la musica che sono disposte a rischiare con artisti come me e a supportarli in modo da poter realizzare ciò in cui siamo bravi e ciò che amano per offrirlo al resto del mondo. Quindi, per quanto le cose siano dure, la mia fede nelle brave persone è viva e vegeta. È una cosa meravigliosa guadagnarsi da vivere come musicista. Non tutte le ricompense sono in denaro, ma ognuna di esse vale lo sforzo.
 
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