1000 Dischi Per Un Secolo: un espresso con Enrico Merlin

Image Credits: Enrico Merlin © Barbara Rigon

14 aprile, 2021

1000 Dischi Per Un Secolo è il titolo di un monumentale volume edito dalla casa editrice Il Saggiatore e scritto da Enrico Merlin, musicista, compositore e scrittore che con quest’opera racconta un secolo di musica attraverso le sue orecchie, i suoi occhi e la sua sensibilità, con l’apertura mentale verso ogni genere musicale propria di chi è alimentato dalla curiosità e dalla passione.

> Ivano Rossato 


Da cosa è nata l’idea di realizzare un volume così ambizioso?
Volevo provare a raccontare una parte della storia della musica occidentale da una prospettiva diversa, che non fosse né quella del critico musicale né quella prettamente del musicista. E in fondo, a ben pensarci, nemmeno quella strettamente storica o sociale. Volevo provare cioè un approccio integrato per cercare di guidare vecchi e nuovi amanti delle varie musiche, alla scoperta di nuovi orizzonti.
 

Sono partito con una sommaria selezione di titoli che ritenevo importanti per varie ragioni, confrontandomi con centinaia di testi e articoli specialistici. Quindi sono passato all’organizzazione formale dei dati e alla scrittura delle singole schede. In questa fase, come è facile immaginare, molte cose sono cambiate, con ripensamenti e riorganizzazioni continue. Il processo di selezione è durato un paio di decenni. La scrittura circa due anni a tempo pieno.

 
Cosa doveva avere un album per essere incluso nei 1000?
Ecco, questo è il punto dove forse il volume si distingue dalle molte altre pubblicazioni apparentemente simili. Questi 1000 titoli non sono stati selezionati in base alla loro popolarità, successo di classifica o di pubblico degli appassionati, nemmeno sull’idea del caposaldo sociale o storico (o non solo). Tutte le opere sonore dovevano essere innovative in almeno uno dei sei parametri (più uno) che ho identificato quali determinanti nel costrutto musicale: melodia, armonia, ritmo, timbro, dinamica, espressività (questo è un termine che può anche essere visto come attitudine, approccio, matrice…) e il settimo si aggiunge nell’interazione delle parti, ovvero l’interplay.
 
Cos’è e cosa non deve essere, secondo te, una recensione?
Premesso che io non definirei “recensioni” le schede nel volume, in quanto le considero più delle piccole guide all’ascolto, in esse cerco di descrivere cosa accade in quelle opere sonore basandomi sul suddetto schema dei parametri (che dà vita a un esaedro, nel mio caso a forma di stella di Davide). La recensione spesso è invece più un lavoro da critico musicale o critico d’arte. E stimo moltissimo chi lo sa fare bene. In quel senso io credo che una recensione dovrebbe raccontarci dell’opera. Vedo insomma il recensore come una sorte di mediatore culturale che grazie alla sua competenza ci aiuta a entrare in intimità con ciò di cui sta parlando. E, a seconda della sua formazione, potrà essere più o meno tecnico, toccare più aspetti di carattere sociale, culturale, ecc. Ciò che però credo dovrebbe essere fondamentale e sempre presente è la competenza di chi scrive.
 
 
I 1000 album da te inseriti nel volume abbracciano i più disparati generi musicali: qual è il comune denominatore che lega tutta la “buona musica”?
Anton Webern diceva che ogni opera umana, non solo nell’arte, dovrebbe essere caratterizzata dalla coerenza. Credo sia importante tener bene d’occhio questo elemento. E soprattutto non farsi tradire nel giudizio dalla propria idea di coerenza. Solo se abbiamo confidenza con un determinato stile o linguaggio saremo in grado di percepirne la coerenza, l’equilibrio. Io spero di essere riuscito a raccontare seguendo questa metodologia e soprattutto di poter essere in grado di far crescere competenza e senso critico in chi mi farà l’onore di dedicarmi il suo tempo nella lettura.
 
Ci sono dei “ripensamenti”? (album che non inseriresti più o, più probabilmente, altri che ti sei pentito di non aver inserito?)
Ah quello è un continuo. Ah ah ah… Ma è giusto così. Un libro del genere non può e non potrà mai essere una fotografia statica. Credo che se lo scrivessi oggi almeno per il 5% (che può sembrare poco, ma sono pur sempre ben 50 titoli) sarebbero probabilmente diversi. Continuo a scoprire cose, cose a me nuove, anche se magari del 1937, che penso dovrebbero essere divulgate. Per questo anche sui social spesso presento dischi che ritengo interessanti.
 
Pensi che essere anche un musicista sia la condizione necessaria per poter fruire pienamente di un’opera oppure a volte “distrae”?
Assolutamente condizione non necessaria. Lo è nel momento in cui dobbiamo fare analisi specifica di un costrutto musicale, ma io sono convinto che l’opera d’arte comunica non solo a livello di strutture, così come non è necessario essere dei registi per capire se un film è ben costruito. La sensibilità artistica può essere innata, ma può sempre essere sviluppata. E in ogni caso i nostri dischi non li comprano i musicisti, o quasi mai, ah ah…
 
E poi ricordiamoci, come diceva Albert Einstein, che se una cosa non la sai spiegare in modo semplice, vuol dire che nemmeno tu l’hai veramente capita. Trovare quindi anche il modo di spiegare come funzioni il serialismo di Schönberg anche a chi è digiuno di teoria musicale, credo sia una bella sfida, ma necessaria da affrontare. Magari utilizzando metafore e giochi di parole. Solo così si potrà far comprendere che, a volte, ciò che diciamo che non ci piace è solo frutto della non comprensione o della non conoscenza.
 
 
 
La pandemia sta mettendo a dura prova un mondo della musica che già in precedenza aveva visto mettere in discussione i suoi paradigmi: quali mosse occorre fare secondo te a livello di “comunità musicale”?
Domandona che richiede molto tempo per esporre teorie, progetti e possibili soluzioni. Purtroppo, cinicamente, devo ammette che una vera “comunità musicale” di fatto non esiste. Si tratta di un mondo in cui la maggior parte dei protagonisti è abbastanza autoreferenziale e poco incline alla condivisione. Quando accade spesso è puramente strumentale, atto alla realizzazione di progetti musicali comuni e solo per il tempo in cui siamo ritenuti utili a quella circostanza. È triste da ammettere, ma la mia quarantennale esperienza mi ha portato a queste conclusioni. Raramente musicisti che coinvolgiamo in varie attività si trasformano in veri amici o collaboratori a doppio senso di marcia. Io credo che per poter iniziare realmente a parlare di “comunità musicale”, si dovrebbe partire dai concetti di base come reciprocità, rispetto autentico, contenimento dell’opportunismo, disponibilità al dialogo, accettazione della biodiversità; peraltro tutti aspetti comuni nel lavoro di squadra in altre attività e discipline.
 
Per questo, personalmente, continuo a fare opera di divulgazione indipendente. Mi piace e credo sia importante condividere e diffondere il lavoro di colleghi, che ci hanno colpito con le loro opere. Invece, quella sì è una vera comunità, ci sono i veri melomani, di fatto appassionati e mecenati che ci hanno sostenuto in questo periodo così difficile, per certi versi senza precedenti. Devo dire che mai come in quest’anno ho sentito la vicinanza degli amanti della musica, che mi hanno sostenuto acquistando libri, dischi e con donazioni spontanee. Ecco, questo discorso in qualche modo credo si ricolleghi alla tua domanda precedente.
 
 
 
1000 Dischi Per Un Secolo: un espresso con Enrico Merlin copyright Jazzespresso 2021.
Reservados todos los derechos – All rights reserved – 版權所有 – 版权所有 - Tutti i diritti sono riservati
ABOUT US / 關於我們 / 关于我们 / NOSOTROS / CHI SIAMO
[Sottoscrivi
la Newsletter di JazzEspresso se vuoi rimanere sempre informato!]
Info: info@jazzespresso.com
Advertising / 廣告 / 广告 / Publicidad / Pubblicità: adv@jazzespresso.com.
 
Jazzespresso es una revista, un sitio web, una red, un centro, que conecta todas las almas del jazz de todo el mundo. América, Europa, Asia, Australia y África: noticias de todo el mundo en una página en cuatro idiomas. Un punto de referencia multicultural en inglés, chino y castellano para los amantes de esta música en todos los países. Para el aficionado o el profesional que quiere mantenerse informado sobre lo que está ocurriendo en todo el mundo. Manténganse informados!
Jazzespresso is a magazine, a website, a network, a hub, connecting all the souls of jazz all over the world. Americas, Europe, Asia, Australia and Africa: news from all over the world on a page in four languages. A multicultural reference point in English, Chinese and Spanish language for the lovers of this music in every country. For the amateur or the pro who wants to be updated about what is happening all around the world... Stay tuned.
Jazzespresso 不只是一個爵士樂雜誌,也是一個能將擁有各種不同精髓的世界爵士樂,包括美洲、歐洲、亞洲、澳洲及非洲各地,互相連結起來的網站及交流站。以中文及英文寫成的內容將是一個新的多元文化交流的參考點,為各地的爵士音樂愛好者提供來自全世界最新的消息。請持續關注!
JazzEspresso 不只是一个爵士乐杂誌,也是一个能将拥有各种不同精髓的世界爵士乐,包括美洲、欧洲、亚洲、澳洲及非洲各地,互相连结起来的网站及交流站。以中文及英文写成的内容将是一个新的多元文化交流的参考点,为各地的爵士音乐爱好者提供来自全世界最新的消息。请持续关注!
Jazzespresso è una rivista, un sito web, una rete che connette le anime del jazz di tutto il mondo. America, Europa, Asia, Australia e Africa: notizie da tutto l'orbe terracqueo in una pagina tradotta in cinque lingue. Un punto di riferimento multiculturale in inglese, cinese, spagnolo e italiano per gli amanti di questa musica in tutti i paesi del mondo. Per gli amatori o i professionisti che vogliono essere aggiornati su quello che sta succedendo in tutto il pianeta... rimani sintonizzato!

1000 Dischi Per Un Secolo: un espresso con Enrico Merlin

14 aprile, 2021

1000 Dischi Per Un Secolo è il titolo di un monumentale volume edito dalla casa editrice Il Saggiatore e scritto da Enrico Merlin, musicista, compositore e scrittore che con quest’opera racconta un secolo di musica attraverso le sue orecchie, i suoi occhi e la sua sensibilità, con l’apertura mentale verso ogni genere musicale propria di chi è alimentato dalla curiosità e dalla passione.

> Ivano Rossato 


Da cosa è nata l’idea di realizzare un volume così ambizioso?
Volevo provare a raccontare una parte della storia della musica occidentale da una prospettiva diversa, che non fosse né quella del critico musicale né quella prettamente del musicista. E in fondo, a ben pensarci, nemmeno quella strettamente storica o sociale. Volevo provare cioè un approccio integrato per cercare di guidare vecchi e nuovi amanti delle varie musiche, alla scoperta di nuovi orizzonti.
 

Sono partito con una sommaria selezione di titoli che ritenevo importanti per varie ragioni, confrontandomi con centinaia di testi e articoli specialistici. Quindi sono passato all’organizzazione formale dei dati e alla scrittura delle singole schede. In questa fase, come è facile immaginare, molte cose sono cambiate, con ripensamenti e riorganizzazioni continue. Il processo di selezione è durato un paio di decenni. La scrittura circa due anni a tempo pieno.

 
Cosa doveva avere un album per essere incluso nei 1000?
Ecco, questo è il punto dove forse il volume si distingue dalle molte altre pubblicazioni apparentemente simili. Questi 1000 titoli non sono stati selezionati in base alla loro popolarità, successo di classifica o di pubblico degli appassionati, nemmeno sull’idea del caposaldo sociale o storico (o non solo). Tutte le opere sonore dovevano essere innovative in almeno uno dei sei parametri (più uno) che ho identificato quali determinanti nel costrutto musicale: melodia, armonia, ritmo, timbro, dinamica, espressività (questo è un termine che può anche essere visto come attitudine, approccio, matrice…) e il settimo si aggiunge nell’interazione delle parti, ovvero l’interplay.
 
Cos’è e cosa non deve essere, secondo te, una recensione?
Premesso che io non definirei “recensioni” le schede nel volume, in quanto le considero più delle piccole guide all’ascolto, in esse cerco di descrivere cosa accade in quelle opere sonore basandomi sul suddetto schema dei parametri (che dà vita a un esaedro, nel mio caso a forma di stella di Davide). La recensione spesso è invece più un lavoro da critico musicale o critico d’arte. E stimo moltissimo chi lo sa fare bene. In quel senso io credo che una recensione dovrebbe raccontarci dell’opera. Vedo insomma il recensore come una sorte di mediatore culturale che grazie alla sua competenza ci aiuta a entrare in intimità con ciò di cui sta parlando. E, a seconda della sua formazione, potrà essere più o meno tecnico, toccare più aspetti di carattere sociale, culturale, ecc. Ciò che però credo dovrebbe essere fondamentale e sempre presente è la competenza di chi scrive.
 
 
I 1000 album da te inseriti nel volume abbracciano i più disparati generi musicali: qual è il comune denominatore che lega tutta la “buona musica”?
Anton Webern diceva che ogni opera umana, non solo nell’arte, dovrebbe essere caratterizzata dalla coerenza. Credo sia importante tener bene d’occhio questo elemento. E soprattutto non farsi tradire nel giudizio dalla propria idea di coerenza. Solo se abbiamo confidenza con un determinato stile o linguaggio saremo in grado di percepirne la coerenza, l’equilibrio. Io spero di essere riuscito a raccontare seguendo questa metodologia e soprattutto di poter essere in grado di far crescere competenza e senso critico in chi mi farà l’onore di dedicarmi il suo tempo nella lettura.
 
Ci sono dei “ripensamenti”? (album che non inseriresti più o, più probabilmente, altri che ti sei pentito di non aver inserito?)
Ah quello è un continuo. Ah ah ah… Ma è giusto così. Un libro del genere non può e non potrà mai essere una fotografia statica. Credo che se lo scrivessi oggi almeno per il 5% (che può sembrare poco, ma sono pur sempre ben 50 titoli) sarebbero probabilmente diversi. Continuo a scoprire cose, cose a me nuove, anche se magari del 1937, che penso dovrebbero essere divulgate. Per questo anche sui social spesso presento dischi che ritengo interessanti.
 
Pensi che essere anche un musicista sia la condizione necessaria per poter fruire pienamente di un’opera oppure a volte “distrae”?
Assolutamente condizione non necessaria. Lo è nel momento in cui dobbiamo fare analisi specifica di un costrutto musicale, ma io sono convinto che l’opera d’arte comunica non solo a livello di strutture, così come non è necessario essere dei registi per capire se un film è ben costruito. La sensibilità artistica può essere innata, ma può sempre essere sviluppata. E in ogni caso i nostri dischi non li comprano i musicisti, o quasi mai, ah ah…
 
E poi ricordiamoci, come diceva Albert Einstein, che se una cosa non la sai spiegare in modo semplice, vuol dire che nemmeno tu l’hai veramente capita. Trovare quindi anche il modo di spiegare come funzioni il serialismo di Schönberg anche a chi è digiuno di teoria musicale, credo sia una bella sfida, ma necessaria da affrontare. Magari utilizzando metafore e giochi di parole. Solo così si potrà far comprendere che, a volte, ciò che diciamo che non ci piace è solo frutto della non comprensione o della non conoscenza.
 
 
 
La pandemia sta mettendo a dura prova un mondo della musica che già in precedenza aveva visto mettere in discussione i suoi paradigmi: quali mosse occorre fare secondo te a livello di “comunità musicale”?
Domandona che richiede molto tempo per esporre teorie, progetti e possibili soluzioni. Purtroppo, cinicamente, devo ammette che una vera “comunità musicale” di fatto non esiste. Si tratta di un mondo in cui la maggior parte dei protagonisti è abbastanza autoreferenziale e poco incline alla condivisione. Quando accade spesso è puramente strumentale, atto alla realizzazione di progetti musicali comuni e solo per il tempo in cui siamo ritenuti utili a quella circostanza. È triste da ammettere, ma la mia quarantennale esperienza mi ha portato a queste conclusioni. Raramente musicisti che coinvolgiamo in varie attività si trasformano in veri amici o collaboratori a doppio senso di marcia. Io credo che per poter iniziare realmente a parlare di “comunità musicale”, si dovrebbe partire dai concetti di base come reciprocità, rispetto autentico, contenimento dell’opportunismo, disponibilità al dialogo, accettazione della biodiversità; peraltro tutti aspetti comuni nel lavoro di squadra in altre attività e discipline.
 
Per questo, personalmente, continuo a fare opera di divulgazione indipendente. Mi piace e credo sia importante condividere e diffondere il lavoro di colleghi, che ci hanno colpito con le loro opere. Invece, quella sì è una vera comunità, ci sono i veri melomani, di fatto appassionati e mecenati che ci hanno sostenuto in questo periodo così difficile, per certi versi senza precedenti. Devo dire che mai come in quest’anno ho sentito la vicinanza degli amanti della musica, che mi hanno sostenuto acquistando libri, dischi e con donazioni spontanee. Ecco, questo discorso in qualche modo credo si ricolleghi alla tua domanda precedente.
 
 
 
1000 Dischi Per Un Secolo: un espresso con Enrico Merlin copyright Jazzespresso 2021.
Reservados todos los derechos – All rights reserved – 版權所有 – 版权所有 - Tutti i diritti sono riservati
ABOUT US / 關於我們 / 关于我们 / NOSOTROS / CHI SIAMO
[Sottoscrivi
la Newsletter di JazzEspresso se vuoi rimanere sempre informato!]
Info: info@jazzespresso.com
Advertising / 廣告 / 广告 / Publicidad / Pubblicità: adv@jazzespresso.com.
 
Jazzespresso es una revista, un sitio web, una red, un centro, que conecta todas las almas del jazz de todo el mundo. América, Europa, Asia, Australia y África: noticias de todo el mundo en una página en cuatro idiomas. Un punto de referencia multicultural en inglés, chino y castellano para los amantes de esta música en todos los países. Para el aficionado o el profesional que quiere mantenerse informado sobre lo que está ocurriendo en todo el mundo. Manténganse informados!
Jazzespresso is a magazine, a website, a network, a hub, connecting all the souls of jazz all over the world. Americas, Europe, Asia, Australia and Africa: news from all over the world on a page in four languages. A multicultural reference point in English, Chinese and Spanish language for the lovers of this music in every country. For the amateur or the pro who wants to be updated about what is happening all around the world... Stay tuned.
Jazzespresso 不只是一個爵士樂雜誌,也是一個能將擁有各種不同精髓的世界爵士樂,包括美洲、歐洲、亞洲、澳洲及非洲各地,互相連結起來的網站及交流站。以中文及英文寫成的內容將是一個新的多元文化交流的參考點,為各地的爵士音樂愛好者提供來自全世界最新的消息。請持續關注!
JazzEspresso 不只是一个爵士乐杂誌,也是一个能将拥有各种不同精髓的世界爵士乐,包括美洲、欧洲、亚洲、澳洲及非洲各地,互相连结起来的网站及交流站。以中文及英文写成的内容将是一个新的多元文化交流的参考点,为各地的爵士音乐爱好者提供来自全世界最新的消息。请持续关注!
Jazzespresso è una rivista, un sito web, una rete che connette le anime del jazz di tutto il mondo. America, Europa, Asia, Australia e Africa: notizie da tutto l'orbe terracqueo in una pagina tradotta in cinque lingue. Un punto di riferimento multiculturale in inglese, cinese, spagnolo e italiano per gli amanti di questa musica in tutti i paesi del mondo. Per gli amatori o i professionisti che vogliono essere aggiornati su quello che sta succedendo in tutto il pianeta... rimani sintonizzato!

1000 Dischi Per Un Secolo: un espresso con Enrico Merlin

Image Credits: Enrico Merlin © Barbara Rigon

14 aprile, 2021

1000 Dischi Per Un Secolo è il titolo di un monumentale volume edito dalla casa editrice Il Saggiatore e scritto da Enrico Merlin, musicista, compositore e scrittore che con quest’opera racconta un secolo di musica attraverso le sue orecchie, i suoi occhi e la sua sensibilità, con l’apertura mentale verso ogni genere musicale propria di chi è alimentato dalla curiosità e dalla passione.

> Ivano Rossato 


Da cosa è nata l’idea di realizzare un volume così ambizioso?
Volevo provare a raccontare una parte della storia della musica occidentale da una prospettiva diversa, che non fosse né quella del critico musicale né quella prettamente del musicista. E in fondo, a ben pensarci, nemmeno quella strettamente storica o sociale. Volevo provare cioè un approccio integrato per cercare di guidare vecchi e nuovi amanti delle varie musiche, alla scoperta di nuovi orizzonti.
 

Sono partito con una sommaria selezione di titoli che ritenevo importanti per varie ragioni, confrontandomi con centinaia di testi e articoli specialistici. Quindi sono passato all’organizzazione formale dei dati e alla scrittura delle singole schede. In questa fase, come è facile immaginare, molte cose sono cambiate, con ripensamenti e riorganizzazioni continue. Il processo di selezione è durato un paio di decenni. La scrittura circa due anni a tempo pieno.

 
Cosa doveva avere un album per essere incluso nei 1000?
Ecco, questo è il punto dove forse il volume si distingue dalle molte altre pubblicazioni apparentemente simili. Questi 1000 titoli non sono stati selezionati in base alla loro popolarità, successo di classifica o di pubblico degli appassionati, nemmeno sull’idea del caposaldo sociale o storico (o non solo). Tutte le opere sonore dovevano essere innovative in almeno uno dei sei parametri (più uno) che ho identificato quali determinanti nel costrutto musicale: melodia, armonia, ritmo, timbro, dinamica, espressività (questo è un termine che può anche essere visto come attitudine, approccio, matrice…) e il settimo si aggiunge nell’interazione delle parti, ovvero l’interplay.
 
Cos’è e cosa non deve essere, secondo te, una recensione?
Premesso che io non definirei “recensioni” le schede nel volume, in quanto le considero più delle piccole guide all’ascolto, in esse cerco di descrivere cosa accade in quelle opere sonore basandomi sul suddetto schema dei parametri (che dà vita a un esaedro, nel mio caso a forma di stella di Davide). La recensione spesso è invece più un lavoro da critico musicale o critico d’arte. E stimo moltissimo chi lo sa fare bene. In quel senso io credo che una recensione dovrebbe raccontarci dell’opera. Vedo insomma il recensore come una sorte di mediatore culturale che grazie alla sua competenza ci aiuta a entrare in intimità con ciò di cui sta parlando. E, a seconda della sua formazione, potrà essere più o meno tecnico, toccare più aspetti di carattere sociale, culturale, ecc. Ciò che però credo dovrebbe essere fondamentale e sempre presente è la competenza di chi scrive.
 
 
I 1000 album da te inseriti nel volume abbracciano i più disparati generi musicali: qual è il comune denominatore che lega tutta la “buona musica”?
Anton Webern diceva che ogni opera umana, non solo nell’arte, dovrebbe essere caratterizzata dalla coerenza. Credo sia importante tener bene d’occhio questo elemento. E soprattutto non farsi tradire nel giudizio dalla propria idea di coerenza. Solo se abbiamo confidenza con un determinato stile o linguaggio saremo in grado di percepirne la coerenza, l’equilibrio. Io spero di essere riuscito a raccontare seguendo questa metodologia e soprattutto di poter essere in grado di far crescere competenza e senso critico in chi mi farà l’onore di dedicarmi il suo tempo nella lettura.
 
Ci sono dei “ripensamenti”? (album che non inseriresti più o, più probabilmente, altri che ti sei pentito di non aver inserito?)
Ah quello è un continuo. Ah ah ah… Ma è giusto così. Un libro del genere non può e non potrà mai essere una fotografia statica. Credo che se lo scrivessi oggi almeno per il 5% (che può sembrare poco, ma sono pur sempre ben 50 titoli) sarebbero probabilmente diversi. Continuo a scoprire cose, cose a me nuove, anche se magari del 1937, che penso dovrebbero essere divulgate. Per questo anche sui social spesso presento dischi che ritengo interessanti.
 
Pensi che essere anche un musicista sia la condizione necessaria per poter fruire pienamente di un’opera oppure a volte “distrae”?
Assolutamente condizione non necessaria. Lo è nel momento in cui dobbiamo fare analisi specifica di un costrutto musicale, ma io sono convinto che l’opera d’arte comunica non solo a livello di strutture, così come non è necessario essere dei registi per capire se un film è ben costruito. La sensibilità artistica può essere innata, ma può sempre essere sviluppata. E in ogni caso i nostri dischi non li comprano i musicisti, o quasi mai, ah ah…
 
E poi ricordiamoci, come diceva Albert Einstein, che se una cosa non la sai spiegare in modo semplice, vuol dire che nemmeno tu l’hai veramente capita. Trovare quindi anche il modo di spiegare come funzioni il serialismo di Schönberg anche a chi è digiuno di teoria musicale, credo sia una bella sfida, ma necessaria da affrontare. Magari utilizzando metafore e giochi di parole. Solo così si potrà far comprendere che, a volte, ciò che diciamo che non ci piace è solo frutto della non comprensione o della non conoscenza.
 
 
 
La pandemia sta mettendo a dura prova un mondo della musica che già in precedenza aveva visto mettere in discussione i suoi paradigmi: quali mosse occorre fare secondo te a livello di “comunità musicale”?
Domandona che richiede molto tempo per esporre teorie, progetti e possibili soluzioni. Purtroppo, cinicamente, devo ammette che una vera “comunità musicale” di fatto non esiste. Si tratta di un mondo in cui la maggior parte dei protagonisti è abbastanza autoreferenziale e poco incline alla condivisione. Quando accade spesso è puramente strumentale, atto alla realizzazione di progetti musicali comuni e solo per il tempo in cui siamo ritenuti utili a quella circostanza. È triste da ammettere, ma la mia quarantennale esperienza mi ha portato a queste conclusioni. Raramente musicisti che coinvolgiamo in varie attività si trasformano in veri amici o collaboratori a doppio senso di marcia. Io credo che per poter iniziare realmente a parlare di “comunità musicale”, si dovrebbe partire dai concetti di base come reciprocità, rispetto autentico, contenimento dell’opportunismo, disponibilità al dialogo, accettazione della biodiversità; peraltro tutti aspetti comuni nel lavoro di squadra in altre attività e discipline.
 
Per questo, personalmente, continuo a fare opera di divulgazione indipendente. Mi piace e credo sia importante condividere e diffondere il lavoro di colleghi, che ci hanno colpito con le loro opere. Invece, quella sì è una vera comunità, ci sono i veri melomani, di fatto appassionati e mecenati che ci hanno sostenuto in questo periodo così difficile, per certi versi senza precedenti. Devo dire che mai come in quest’anno ho sentito la vicinanza degli amanti della musica, che mi hanno sostenuto acquistando libri, dischi e con donazioni spontanee. Ecco, questo discorso in qualche modo credo si ricolleghi alla tua domanda precedente.
 
 
 
1000 Dischi Per Un Secolo: un espresso con Enrico Merlin copyright Jazzespresso 2021.
Reservados todos los derechos – All rights reserved – 版權所有 – 版权所有 - Tutti i diritti sono riservati
ABOUT US / 關於我們 / 关于我们 / NOSOTROS / CHI SIAMO
[Sottoscrivi
la Newsletter di JazzEspresso se vuoi rimanere sempre informato!]
Info: info@jazzespresso.com
Advertising / 廣告 / 广告 / Publicidad / Pubblicità: adv@jazzespresso.com.
 
Jazzespresso es una revista, un sitio web, una red, un centro, que conecta todas las almas del jazz de todo el mundo. América, Europa, Asia, Australia y África: noticias de todo el mundo en una página en cuatro idiomas. Un punto de referencia multicultural en inglés, chino y castellano para los amantes de esta música en todos los países. Para el aficionado o el profesional que quiere mantenerse informado sobre lo que está ocurriendo en todo el mundo. Manténganse informados!
Jazzespresso is a magazine, a website, a network, a hub, connecting all the souls of jazz all over the world. Americas, Europe, Asia, Australia and Africa: news from all over the world on a page in four languages. A multicultural reference point in English, Chinese and Spanish language for the lovers of this music in every country. For the amateur or the pro who wants to be updated about what is happening all around the world... Stay tuned.
Jazzespresso 不只是一個爵士樂雜誌,也是一個能將擁有各種不同精髓的世界爵士樂,包括美洲、歐洲、亞洲、澳洲及非洲各地,互相連結起來的網站及交流站。以中文及英文寫成的內容將是一個新的多元文化交流的參考點,為各地的爵士音樂愛好者提供來自全世界最新的消息。請持續關注!
JazzEspresso 不只是一个爵士乐杂誌,也是一个能将拥有各种不同精髓的世界爵士乐,包括美洲、欧洲、亚洲、澳洲及非洲各地,互相连结起来的网站及交流站。以中文及英文写成的内容将是一个新的多元文化交流的参考点,为各地的爵士音乐爱好者提供来自全世界最新的消息。请持续关注!
Jazzespresso è una rivista, un sito web, una rete che connette le anime del jazz di tutto il mondo. America, Europa, Asia, Australia e Africa: notizie da tutto l'orbe terracqueo in una pagina tradotta in cinque lingue. Un punto di riferimento multiculturale in inglese, cinese, spagnolo e italiano per gli amanti di questa musica in tutti i paesi del mondo. Per gli amatori o i professionisti che vogliono essere aggiornati su quello che sta succedendo in tutto il pianeta... rimani sintonizzato!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close