Forever More: un espresso con Nat Bartsch

24 febbraio 2021

Nel 2018 la pianista e compositrice australiana Nat Bartsch pubblica per la ABC Forever, And No Time At All, una suite composta di tante ninne nanne per pianoforte scritte mentre la musicista aspettava il suo primo bambino.

L’album ha un successo straordinario (2 milioni di stream da venti nazioni diverse) e così la Bartsch decide di ri-registrarlo con un ensemble jazz pubblicando lo scorso luglio Forever More.  L’abbiamo intervistata.

> Iug Mirti


Come è nata l’idea di realizzare un disco per bambini?
Inizialmente volevo realizzare un album che piacesse anche ai genitori, perché c’è così tanta musica per bambini che è davvero orribile! A Melbourne mi ha ispirata questa band che si chiama “Teeny Tiny Stevies”  un gruppo indie-folk che iniziò a suonare brani originali come qualsiasi gruppo normale, ma dopo che i membri diventarono genitori iniziò a creare delle musiche nel solito stile ma con testi per bambini.
Quando ero incinta pensavo spesso al fatto che la mia musica poteva essere facilmente modificata per piacere ai bambini, ma anche a chi avrebbe dovuto ascoltarla molte volte!
È successo che il disco ha funzionato per i bambini piccoli, ma anche per persone in tutte le fasi della vita: è stata suonata a bambini nati precoci così come a persone che stavano morendo; è una musica speciale e molte persone mi hanno scritto storie speciali avvenute nelle loro vite grazie ad essa.
 
 
 
Da un punto di vista tecnico come hai composto i brani?
Ho chiesto consiglio a diversi musicoterapisti, ho letto molti libri, per esempio su come fare dormire i bambini, e ho usato il massimo numero di elementi possibile senza che la musica diventasse noiosa. In generale bisogna usare una velocità della pulsazione che ricordi il battito cardiaco materno, armonie semplici, molte ripetizioni e ostinati. 
 
Perché hai deciso di risuonare il disco con un ensemble jazz? Come l’hai arrangiato?
Gli arrangiamenti sono stati facili, la musica lo era già in partenza e quindi ho “semplicemente” dovuto trovare i giusti musicisti che contribuissero con le loro idee senza che io dovessi dire neanche una parola (Robbie Melville a chitarra ed effetti, Tamara Murphy al contrabbasso, Maddison Carter alla batteria, Xani Kolac a violino ed effetti e Anita Quayle a violoncello ed effetti, NdR). Ho inserito delle sezioni di assolo, e alcune ripetizioni. Ho scritto anche alcuni arrangiamenti per violino e violoncello, ma la maggior parte delle volte ho lasciato la massima libertà ai musicisti.
 
 
Lo presenterete live?
È stato un periodo particolarmente strano: lo registrammo in un giorno agli studi della ABC a Melbourne e  cinque giorni dopo l’edificio entrò in lockdown!. Quindi il mastering è stato fatto a distanza, e siamo riusciti a presentarlo solo un anno dopo… e adesso siamo di nuovo in un breve lockdown!
 
 
Quando suonate live ci sono bimbi e neonati nel pubblico?
Sì! Il primo concerto della band è stato realizzato in una concert-hall con tanti bambini; quando ci sono è davvero interessante, a volte quasi tutti i bimbi si addormentano! Altre volte ci sono altre reazioni più normali, io di solito dico ai genitori che va bene se i bimbi si scatenano, non è certo un concerto per pianoforte classico!
 
 
 
CI sono molti illustri predecessori nel mondo della musica per bambini. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare?
Siucramente la Children Corner’s Suite di Debussy, e poi il progetto “Sleep” di Max Ritcher, anche se non era specificamente dedicato ai bambini.
 
 
 
Al tuo bambino è piaciuto?
Sì, si addormenta con il disco  tutte le sere! 
 
Continuerai questo percorso o tornerai a sviluppare il tuo stile precedente?
Sto per far uscire il mio nuovo singolo, e il 7 maggio uscirà il mio prossimo album, che senz’altro non è per bambini! Quello che mi è piaciuto di questo progetto è che posso realizzarlo in parallelo con le altre mie proposte musicale, e potrò così certamente proseguire anche a studiare anche la musica per bimbi e genitori.
 
 
 
 
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