Second Lives: un espresso con Graham Costello e STRATA

12 Ottobre, 2021

“Second Lives” è il nuovo album del sestetto STRATA guidato dal batterista e compositore scozzese Graham Costello. Lo abbiamo intervistato per Jazzespresso.

> Ivano Rossato 


Come sono nate le composizioni contenute in “Second Lives“? Quanta musica improvvisata si può ascoltare nel disco?
Tutto inizia al pianoforte per me, ed è un processo molto intuitivo. Dato che la musica è, a volte, complessa, non condivido la musica con la band fino a quando non è completa al 90%. Quindi iniziamo le prove continuando a lavorare finché non possiamo davvero fare nostra la musica. Dico sempre che la musica deve essere “nelle nostre ossa” per potersi sentire a proprio agio nel suonarla. Questa musica non funziona se anche una persona non è completamente a suo agio nella sua parte, altrimenti l’intero suono è compromesso.
 

La maggior parte dell’album è completamente composta, ma dò sempre spazio a un misto di improvvisazione e interpretazione in tutta la mia musica. Lo stile STRATA è quello che la band suoni come una cosa sola. Ritmi e melodie individuali che si uniscono per esprimere un’idea unica.

 
Il gioco di dinamiche ipnotiche e poliritmi sembra essere un tratto distintivo del sestetto STRATA: è un’alchimia naturale o è il risultato di un’idea preesistente?
Le dinamiche sono sempre state estremamente importanti per me e abbracciano pienamente anche l’intero spettro, da meditative e super soft, a un completo muro di rumore sonico. Questo e la natura poliritmica della musica sono stati qualcosa che ho sviluppato con la band sin dal nostro inizio. C’è un certo modo di suonare in questa band, e tutti i ragazzi lo sanno. L’approccio è diverso rispetto alle altre band in cui suoniamo insieme. Sta diventando molto meno una questione di classici assoli jazz individuali, e più di modo in cui il gruppo suona insieme organicamente come una cosa sola.
 
Un brano come Eudaimonia esprime bene il suono “tridimensionale” e spazioso che caratterizza tutto l’album. Sei d’accordo con questa sensazione? Era un effetto cercato fin dall’inizio?
Penso che sia un’ottima osservazione! Eudaimonia contiene certamente molto di quello che definirei il suono STRATA: ripetizione minimalista, dinamiche audaci, pazienza e costruzione. È un suono in continua evoluzione nella mia testa, ma la qualità ipnotica della ripetizione umana è davvero il punto in cui vedo la band esplorare sempre di più. Non ho iniziato con l’intenzione che fosse così, come ho detto la mia scrittura è molto intuitiva e seguo dove mi porta il mio istinto. In questo senso Eudamonia funge da buona introduzione a STRATA.
 
 
Quale evoluzione rappresenta “Second Lives” rispetto all’album di debutto “Obelisk“, pensando anche all’interazione tra i 6 musicisti?
Sicuramente ho pensato a questo album più come uno scrittore che come un “batterista che scrive musica”. Se certi pezzi suonano meglio senza batteria, allora così deve essere. Ecco perché in un “album di un batterista” ci sono tre pezzi dove non suono. Volevo anche mettermi alla prova con questo album scrivendo e sviluppando il suono STRATA senza il lungo periodo live che ha caratterizzato il nostro album precedente, quindi “Second Lives” è molto più incentrato sulla composizione. Ma queste canzoni hanno già iniziato a crescere e svilupparsi di più durante i concerti, maturare una differenza tra la “versione album” e la “versione live” della mia musica è sempre stata un’intenzione. In termini di dinamica del nostro gruppo, è in continua evoluzione. Suoniamo insieme come band da quasi sei anni ormai, quindi questa chimica mi permette di esplorare appieno la complessità dell’interazione su cui siamo cresciuti e su cui abbiamo lavorato. Sono molto eccitato per quello che verrà.
 
Quali sono i vostri progetti per il prossimo futuro?
Nel 2022 ci saranno molti più spettacoli e concerti. Abbiamo già degli spettacoli entusiasmanti in programmati! Quando abbiamo pubblicato “Second Lives”, era ancora in un periodo in cui non potevamo supportarlo completamente con concerti e tour. Quindi suoneremo e svilupperemo molto quella musica insieme nel prossimo anno. Questa è una delle mie parti preferite del processo: osservare come cresce la musica.
 
 
 
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