Fondazione The Brass Group: un espresso con Ignazio Garsia

Image Credits: Angela Bartolo LKV Photo Agency

 

30 giugno 2022

La Fondazione The Brass Group anche per l’edizione 2022 del Sicilia Jazz Festival ha un ruolo primario come motore organizzativo e comunicativo dell’evento siciliano. Abbiamo intervistato il suo fondatore, il maestro Ignazio Garsia.

> Angela Bartolo


Presidente della Fondazione “The brass group” e direttore dell’orchestra? Cosa la spinse negli anni 60 a iniziare questa avventura ? 
Io sono il presidente della fondazione, ho fondato l’orchestra, l’ho creata e l’ho diretta per molti anni, fino al 2004. Da allora mi sono dedicato alla gestione del Brass Group. Cosa mi ha spinto? Tutta la vita del “Brass” si è svolta in uno stato di necessità, fin dalla nascita, perché non avevamo dove fare jazz, la nostra musica non era praticata e frequentata. Anche nelle più importanti manifestazioni musicali, nessun cartellone prevedeva musica jazz e quindi per i musicisti jazz non c’era opportunità di lavoro. Quando io arrivai a Palermo dopo alcuni concerti come pianista, avendo ascoltato l’orchestra di Woody Herman di cui mi innamorai, pensai: “appena torno a Palermo termino gli studi e fondo una Big Band”. E così feci. Creai un’orchestra chiamata Gruppo Ottoni, per uno stato di necessità. E proprio quello stato di necessità mi costrinse a mollare l’orchestra, che era la mia vita. 
 
Il percorso verso l’attuale Fondazione ha portato a tanti sacrifici: secondo lei quali sono i motivi per cui un progetto musicale tanto valido ha trovato così tanti ostacoli sul suo percorso?
Innovare la cultura musicale, le attività musicali è una cosa complicata. Anche negli ambienti culturali esisteva e insisteva e continua ancora ad esistere una “cultura di difesa”, barricate per difendere l’esistente, che si guarda bene dall’innovazione, perchè  tutto resti com’è e le cose non vadano avanti. Oggi è impensabile rappresentare il ‘900 senza il jazz o senza il cinema. I guai cominciano quando si pensa ad attività istituzionali, attività che hanno una stabilità… Basti pensare che in Italia tutto il sistema musicale e produttivo si fonda sulla produzione lirica e sulla produzione sinfonica. Noi ancora oggi siamo bocciati dal FUS, ancora le nostre istanze non sono state accettate.  Ancora oggi c’è un regolamento che prevede che se si fa istanza per un’attività sinfonica o lirica, viene riconosciuta dallo Stato una ICO (Istituzioni Concertistico Orchestrali). Ma per essere riconosciuta deve avere sede in una città dove non operano orchestre sinfoniche o liriche. Quindi, per assurdo: Palermo è già dotata di un orchestra sinfonica  e l’orchestra del Teatro Massimo quindi, esistendo un’orchestra sinfonica, per legge non deve esistere un’orchestra jazz. Per Legge! ll Brass Group è l’unica istituzione italiana non finanziata dal ministero, pur essendo la più antica, pur avendo una storia superiore e antecedente a tutte le altre (a cominciare dal Blue Note, che nasce 20 anni dopo il Brass Group, negli anni ’90).
 
Cosa è cambiato dopo l’approvazione della legge 5 febbraio del  2006?
La nostra speranza. Pensavamo che avendo la legge presto avremmo avuto l’orchestra stabile, eravamo carichi di entusiasmo. Invece non solo non l’abbiamo avuta ma nel 2013 e nel 2016 addirittura hanno azzerato il Brass Group nel tentativo di cancellarci dalla geografia delle attività musicali.
 
Cosa significa per The Brass Group il festival Palermo Jazz all’interno di una manifestazione del calibro di Sicilia Jazz Festival?
Alimenta una speranza di vita, ci fa sperare che ci sia una crescita, una consapevolezza. E ci fa pensare che questa fondazione sia tenuta in considerazione. Ma il tema resta sempre lo stesso; facciamo produzione ma dura 10 giorni. E appena si spengono le luci del festival? Dovremo aspettare settembre, ottobre, quando riapre il teatro, per ipotizzare una produzione. Forse u ‘altra in novembre o dicembre. Ma non sarà certamente una produzione “istituzionalizzata” bensì occasionale. Siamo un ente di produzione occasionale, quando c’è la possibilità e i mezzi produciamo, quando non ci sono ci ritiriamo e diamo ospitalità.
 
 
Con quale criterio vengono scelti gli artisti?
Il criterio fondante e assoluto è scegliere qualità e bella musica. Dico bella musica a 360°. Così come quando si parla di grandi pittori o grandi poeti che hanno un linguaggio che arriva a tutti, non soltanto a chi ha studiato Jazz o ha fatto l’Accademia di belle arti. L’elemento essenziale di come scelgo gli artisti è che esprimano sentimenti che arrivano al cuore della gente..
 
Quali sono i parametri per cui considerare questa edizione un successo?
Basta pensare che dai Grammy Awards Christian McBride è qui con l’orchestra Jazz Siciliana. O ad esempio l’ospitare uno dei più grandi compositori contemporanei, che insieme a Jobim, Bacharach, Morricone, rappresenta uno dei maggiori compositori viventi; sapere che Ivan Lins terrà un concerto a Palermo con l’orchestra Jazz Siciliana mi fa pensare a produzioni dove l’originalità è il valore. Sono pensate in funzione del progetto. Parlo di produzioni e non di repertorio. Per esempio è un’occasione per sentire in una veste nuova Max Gazzè, Raphael Gualazzi. Per stimolare la creatività, la curiosità, l’ideazione. Altrimenti sarebbe tutto sempre piatto, come sono piatti la maggior parte dei festival italiani. Ben altra cosa è ciò che accade a Palermo, dove Paolo Fresu interpreta “Parlami d’amore Mariù” , ecco, è una cosa diversa.
 
 
 
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