GleAM Records: un espresso con Angelo Mastronardi

Image Credits: Angelo Mastronardi © Angelo Mastronardi

23 giugno 2020

L’intervista ad Angelo Mastronardi, fondatore della GleAM records.

Angelo Mastronardi è un bravo pianista che, tra le mille attività, ha fondato quest’anno l’etichetta discografica GleAM Records. Lo abbiamo intervistato.

> Iug Mirti


Nell’era della musica digitale e in streaming qual è la logica (o la follia!) nell’aprire un’etichetta discografica?
La follia è sicuramente quella di perseguire un sogno: dare visibilità a produzioni artistiche di ricerca in un mercato in cui le logiche sono in continua trasformazione. Personalmente credo che lo sforzo di comprendere queste logiche a fondo può rappresentare non solo un modo per tener in vita il mercato musicale, ma permetta anche di accompagnare gli artisti in un processo di trasformazione in modo consapevole.
 
Nel jazz purtroppo resiste da un lato l’attaccamento al supporto fisico, e dall’altro una certa diffidenza verso la macchina editoriale e discografica, frutto di disinteresse verso tutto ciò che non è il processo artistico in senso stretto (e con magari brutte esperienze pregresse).
 

Credo che gli artisti debbano curare la propria musica, ma anche ricordarsi di essere dei professionisti, e in tal senso oggi non solo sono indispensabili le competenze di comunicazione, ma anche quelle riguardo agli aspetti editoriali e giuridici del proprio lavoro. 

Quali sono gli obbiettivi che ti sei posto, artistici e finanziari?
Dal punto di vista artistico ho deciso di circoscrivere il lavoro di scelta delle produzioni a due linee editoriali: la prima è una linea di contemporary jazz nella quale sono contemplate produzioni cross-over orientate ad una sperimentazione nel linguaggio del jazz in senso ampio. L’altra è di stampo modern post-bop, e contempla produzioni in linea con la tradizione del jazz m, appunto, a con un sapore post-bop. Dal punto di vista finanziario l’idea è quella di far vivere questo sogno in modo realistico capendo di volta in volta con gli artisti cosa è meglio fare in termini di produzione e promozione dei progetti.
 
Diversamente da quello che ho visto e vissuto in giro come musicista, ho capito che mettersi i paraocchi e stampare/vendere le copie agli artisti non può e non deve essere una priorità. Abbiamo deciso di concentrarci su poche produzioni all’anno e di seguirne la promozione più a lungo di quanto si faccia solitamente. L’etichetta deve raccogliere le sfide attuali assumendosi dei rischi e capendo insieme agli artisti come è meglio collocare le opere sfruttando tutte le possibilità del mercato digitale, dallo streaming alle sync licenses.
 
Come scegli gli artisti che produci?
Come detto prima, cerco di attenermi a due due linee editoriali perché non credo nel fare un po’ di tutto. Ovviamente capita di essere colpiti da una personalità musicale, dalla coerenza interna di un progetto e dalle idee in esso contenute, e magari pur essendo leggermente “fuori” dagli obbiettivi principali si può pensare di scommettere su una nuova produzione.
 
Da novembre ad oggi sono arrivate proposte da ogni luogo d’Italia, alcune anche molto interessanti. Ci sono tante progettualità e musicisti tecnicamente dotati, ma, a mio avviso spesso poca cura del concept, poco varietà in progetti con un’idea di fondo buona, o troppa varietà (quasi ai confini del kitsch) in progetti senza un’idea che tenga insieme tutto.
 
 
Nell’era dei social network promuovere un disco è più facile o è diventato più complicato?
Probabilmente è più complicato trovare sempre nuovi modi di comunicare se stessi e la propria musica attraverso i social per uscire dall’anonimato. Questo perché aumenta di pari passo l’incapacità degli ascoltatori di approfondire la conoscenza di un artista, o anche semplicemente ascoltare più di trenta secondi di musica consecutivi.
 
Personalmente, pur avendo fatto studi universitari di comunicazione, e nonostante la pratica in uffici stampa dopo l’università, ho sempre guardato con pigrizia e diffidenza ai social network. Negli ultimi anni ho deciso di utilizzarli attivamente ed eticamente come artista, ed è quello che cerco di fare anche con l’etichetta e con il nostro ufficio stampa.
 
 
Quali saranno le prossime uscite del 2020?
Considerata l’emergenza Covid, affrontata a pochi mesi dalla trasformazione ufficiale dell’etichetta in realtà editoriale e aziendale, siamo riusciti comunque a programmare due uscite a partire dal prossimo settembre 2020. Il primo è un disco di jazz moderno in quintetto con alcuni ospiti, una sorta di collettivo formato da artisti pugliesi con cui sto portando avanti idee anche come arrangiatore e pianista. Ma non voglio anticipare nulla!   
 
 
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