Segni invisibili: un espresso con Antonella Vitale

Image Credits: Andrea Mercanti

26 agosto 2021

Si intitola Segni Invisibili l’ultimo album di Antonella Vitale pubblicato dalla Filibusta, un lavoro che miscela con eleganza jazz e pop. L’abbiamo intervistata.

> Eugenio Mirti


Quali sono i “segni invisibili”?
Sono le tracce del mio passato: nella nostra vita abbiamo vissuto tante piccole vite che a volte ricordiamo come qualcosa di estraneo, ci lasciano la sensazione di qualcosa che non ci appartiene più ma ci sono tracce, segni invisibili che hanno dato forma alla nostra vita di oggi, pur essendo persi. Sono segni positivi: quello che è stato è stato, il passato deve essere preso per quello che è.

Il tono del disco è introspettivo. Sei d’accordo?
Nel disco c’è una componente di casualità, non è un concept ed è nato lavorando con Gianluca Massetti, musicista giovanissimo conosciuto per caso, di cui mi sono innamorata musicalmente e che mi ha aiutato moltissimo. L’ho conosciuto che aveva 26 anni e già  mi dava l’idea di grande maturità. Poi abbiamo iniziato a lavorare insieme e abbiamo affrontato un lavoro protratto nel tempo, a cadenza mensile, senza fretta. Abbiamo lavorato per più di un anno alla scrittura di brani e arrangiamenti, e quando ne abbiamo finito sei o sette ho deciso di registrarli. Ero molto impaurita dal risultato perché la direzione non era chiara inizialmente: realizzare un disco di brani originali cantati in italiano è sempre una scommessa. 

 

Come hai scelto le due cover (“Tu non mi basti mai” di Lucio Dalla e “Per me è importante” dei Tiromancino)?
Lucio Dalla è Lucio Dalla! Ho sempre ascoltato di tutto, rock, jazz, funk, soul, pop, uno tsunami di musica che mi ha reso quello che sono oggi. La presenza dei brani di Dalla e dei Tiromancino ha indirizzato l’album verso il pop, e un po’ mi preoccupava questo mix inusuale; quando abbiamo iniziato a fare gli ascolti per il mix mi sono però resa conto che il disco pur non essendo un concept è omogeneo e c’è un bel dialogo tra le varie tracce. 

Ho riascoltato Segni Invisibili dopo qualche mese qualche giorno fa e sono davvero soddisfatta degli arrangiamenti di Gianluca; in effetti la sua giovinezza ha dato freschezza e ha portato molto del suo mondo musicale nel lavoro insieme. In un brano in particolare, “Amara”, che avevo scritto quando era venuto a mancare mio padre e che parla dell’assenza, ho voluto aggiungere l’adagetto numero 5 di Mahler Sono molto contenta del risultato. La resa di un progetto discografico dipende dai musicisti che lo suonano e dalla sintonia che si viene a creare.
Per questo devo ringraziare Andrea Colella, Francesco De Rubeis e la mia cara amica Danielle Di Majo: persone splendide con cui abbiamo trascorso due giorni di recording session veramente speciali!

 

Riuscirete a presentare Segni Invisibili dal vivo?
Ti confesso che questo lockdown mi ha un po’ allontanata dalle dinamiche del trovare concerti, mi sono invece concentrata a realizzare video. Già prima del covid avevo riflettuto sulla figura dell’artista e questi pensieri mi avevano indirizzato diversamente; forse è un luogo comune ma già prima della pandemia c’era la crisi, la poca voglia della gente di uscire e così via. Questa situazione mi faceva soffrire, così mi sono avvicinata al mondo dei video. Il logo del canale YT è un colino di ferro perché abbiamo registrato a casa dove – durante il lockdown – abbiamo allestito uno studio minimale, ma poiché ci mancava l’anti pop che era rimasto nello studio vero di mio marito l’abbiamo realizzato con il colino del latte!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Intanto mi sono iscritta al conservatorio alla classe di canto jazz. Mi sono messa a studiare ed è stato davvero divertente e interessante. Non mi fermo mai, e ci siamo già rivisti con Gianluca per realizzare altri brani. Mi sento benissimo, ho la mia musica e continuo a fare i miei video e a promuovere il mio disco! In particolare suonerò il primo settembre a Roma al festival Jazz & Image, davanti al Colosseo! Vi aspetto.
 

 
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