Simone Basile: Time
Il chitarrista ci racconta il suo nuovo disco
Partiamo dalla chitarra: quali musicisti hanno influenzato il tuo stile e hai studiato di più?
Ho iniziato a suonare la chitarra a dieci anni, e il jazz non è stato il primo genere musicale a cui mi sono approcciato, ovviamente, da chitarrista all’inizio ho studiato tanto rock,metal, fusion. Il jazz è arrivato più in la grazie a un disco di Bireli Lagrene e Sylvain Luc in duo che mi ha letteralmente ipnotizzato e mi ha dato la spinta a studiare il linguaggio jazz e la chitarra sempre piu affondo. Da qui ho inziato a scoprire man mano Wes Montgomery, Jim Hall, Pat Metheny, e in particolare mi sono concentrato su altri strumentisti, sassofonisti e pianisti, come John Coltrane, Bill Evans, Art Tatum, ecc… Chi ha influenzato enormemente il mio stile sono Metheny, Coltrane ed Evans, indubbiamente.
cerco sempre di metterci del mio e di creare un sound del trio personale
La formazione in guitar trio ha alcuni classici nella storia (Jim Hall, Scofield, Metheny…) qual è il tuo approccio personale?
La mia idea di trio si avvicina molto a quella metheniana, mi ha sempre affascinato il modo di scrivere di Metheny e di come concepisce i suoi album. Però cerco sempre di metterci del mio e di creare un sound del trio personale, traendo ispirazione anche dagli ultimi lavori di Gilad Hekselman e Aaron Parks. In particolare per “Time” ho voluto fortemente la stessa concezione di timing e di come gestire i suoni di “Find the way” di Aaron Parks, a mio avviso uno dei dischi di piano trio più belli usciti di recente. Per quanto riguarda l’aspetto armonico dei miei brani invece mi rifaccio molto a quello che ho imparato trascrivendo Ted Greene.
Come hai scelto le due composizioni non tue?
“April in Paris” e “Let’s cool one” sono due standard che mi hanno sempre affascinato. Prima di entrare in studio a registrare il disco, nell’anno precedente ho fatto diversi viaggi a Parigi e mi sono innamorato di questa città, diciamo che glielo dovevo, era il minimo. Per “Let’s cool one” non c’è un motivo ben preciso, è uno standard che suono spesso e volentieri in trio.
I tuoi brani hanno diverse “nature”: come scrivi i tuoi pezzi da un putno di vista non tecnico?
Dietro ogni brano ce sempre una storia o un ricordo che voglio descrivere, raccontare, ed in base alla natura di quest’ultimo cerco di decidere a tavolino come sarà l’andamento del brano, la melodia, maggiore/minore, allegro/triste. Ad esempio “Dublin” è dedicato a mia sorella e alla sua scelta di andare a vivere in Irlanda, lontato da casa, che può suscitarvi all’ascolto diverse emozioni, spero, ma con questo brano volevo descrivere la forza e il coraggio di chi volta pagina e di chi è disposto a cambiare vita in generale.
Tre aggettivi per descrivere “Time”.
Moderno (spero), Riflessivo, Scorrevole.
I tuoi prossimi progetti?
I miei prossimi progetti sono tanti, per ora sono super concentrato sulla realizzazione di un nuovo album, il titolo sarà “Morning Ragae” , spero di farlo uscire nel 2020 ma la formazione non sarà il trio, probabilmente quintetto, deciderò il tutto fra pochi mesi.
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