Into The Mood: un espresso con il Sogno di Orfeo
13 luglio 2021
Il Sogno di Orfeo è un interessante trio formato da Michele Tavian alla chitarra, Francesca Alinovi al contrabbasso e Filippo Lambertucci alla batteria: li abbiamo intervistati in occasione dell’uscita del loro primo album Into The Mood.
> Eugenio Mirti
Ci spiegate l’origine del curioso nome del gruppo?
Dici bene, l’origine del nostro nome è curiosa. L’album Into the Mood è un cammino attraverso emozioni e sonorità che ci accompagnano in un viaggio introspettivo, lo stesso viaggio che ha affrontato Orfeo, attraverso gli inferi, per salvare la sua amata Euridice così da riportarla nel mondo dei vivi. Come Orfeo incantò i guardiani degl’inferi anche noi vorremmo “traghettare” con il nostro sound l’ascoltatore in un mondo diverso. Il nome della band, è nato quindi, dall’unione della mitologia greca di Orfeo con il nostro sogno di poter trasportare in un luogo diverso i nostri ascoltatori.
L’album ha un sound molto americano, roots stile. Da dove nasce la fascinazione per queste sonorità?
Il sound deriva dal fatto che siamo cresciuti con un background, appunto, americano anche se comprende generi diversi tra cui il jazz, il country, il folk ed il blues. Principalmente ci siamo ispirati ai mondi di più artisti tra i quali Bill Frisell con “Guitar in the space age”, Norah Jones e i Beatles.
I temi sono per contrasto molto melodici: nel mondo del 2021 a vostro avviso si sentono le origini dei musicisti (italiane in questo caso) o il linguaggio della musica è cosmopolita?
Sono formati con melodie semplici e orecchiabili: non siamo una band che punta a scrivere cose complesse e di difficile ascolto per il pubblico, anzi, abbiamo cercato di esprimere noi stessi e portare chi ci ascolta ad apprezzare il valore di una melodia semplice che con poche note possa esprimere in modo diretto il nostro pensiero.
Come lavorate ad arrangiamenti e composizioni?
Generalmente i temi e la parte armonica vengono scritti da Michele (chitarra). Poi insieme a Francesca (contrabbasso) e Filippo (batteria) i brani si completano e prendono forma con l’aggiunta del loro punto di vista ed il loro sound.
Mi sembra che la prevalenza sia per brani notturni, evocativi e ricchi di spazi (e silenzi). Siete d’accordo? Se sì perché questa inclinazione?
Beh sì, siamo decisamente d’accordo! La spiegazione è semplice: le melodie hanno il desiderio di trasportarti in un viaggio introspettivo, da qui il titolo del disco. Abbiamo volutamente evitato i tecnicismi per dare più libertà all’ascoltatore di immedesimarsi all’interno dei brani.
La chiusura acustica di “Rainbow” è uno dei momenti migliori del disco: esplorerete di più in futuro queste sonorità? Quali sono i vostri progetti per il post pandemia?
In futuro esploreremo queste sonorità senza farci mancare la voglia di sperimentare altri tipi di suoni. “Rainbow” in effetti è l’unico brano acustico, quello che chiude il viaggio del disco, ma non è una vera e propria fine. Le sue sonorità semplici, eleganti e folk ci hanno dato, oltre che tanta energia, gli spunti giusti per iniziare a lavorare sul nostro prossimo album.
Per quanto riguarda l’imminente futuro, uscirà una nostra live session di tre brani registrata al Groove factory studio di Castelmaggiore (BO), inoltre, continueremo con la promozione del disco con i nostri live. Il prossimo album è già in cantiere, ma non possiamo dirvi di più!!!

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