Tanguediaduo tra tango, classica ed improvvisazione: la magica alchimia che sta portando sul tetto del mondo due artisti italiani

 

22 Ottobre, 2021

Barbara Tartari al flauto traverso, Claudio Farinone alle chitarre sono due eclettici artisti italiani dalle indubbie qualità tecnico strumentali e dal grande talento che stanno letteralmente spopolando sul web grazie alla ristampa del loro cd “Soledad”, lavoro interamente dedicato ad Astor Piazzolla.

> Alessandro Carabelli


Il duo che vanta ormai oltre 25 anni di sodalizio artistico ha una capacità unica nel conferire freschezza e colorazioni inaspettate alle loro esecuzioni. Il loro approccio alla musica è molto personale caratterizzato da una forte espressività, sapientemente amalgamata a spontaneità, sensibilità musicale e straordinaria padronanza dello strumento. Le loro esecuzioni sono veri caleidoscopi in cui passione e delicatezza si intersecano dando origine a colorazioni passionali e nel contempo delicate, una ricca tavolozza timbrica in cui l’ascoltatore riesce piacevolmente a perdersi in una danza senza tempo.
 
Li abbiamo recentemente incontrati e dai loro racconti abbiamo fatto un viaggio tra i bellissimi colori della loro musica.
 
Com’è iniziata l’avventura di Tanguediaduo?
Barbara – Claudio ed io insegnavamo nella stessa scuola di musica e decidemmo di provare a suonare insieme immaginando un programma che potesse appassionarci. Era il 1994. Cominciammo da Cafè 1930, un brano tratto dall’unica suite che Astor Piazzolla scrisse per la nostra formazione. Fu un’autentica folgorazione. La musica di questo genio argentino ci travolse; completammo velocemente l’intera suite, dal titolo “Histoire du Tango” e, successivamente, cominciammo un entusiasmante lavoro di trascrizione di sue composizioni concepite per strumenti ed ensemble differenti.
 
In che modo avete realizzato le trascrizioni? 
Claudio – In quegli anni non c’erano molte partiture facilmente disponibili anche se, a un certo punto, potemmo godere dell’aiuto del pianista argentino Hugo Aisemberg, grande conoscitore e interprete dell’opera di Piazzolla, che in quei tempi fondò il Centro Astor Piazzolla di Pesaro. Il suo incoraggiamento e la sua passione per la musica di Astor ci aiutarono molto. Ma il lavoro primario lo realizzammo dai dischi, trascrivendo “a orecchio” e, soprattutto, adattando i bani alle caratteristiche dei nostri strumenti.
 
 
Quali sono stati i passi successivi?
Barbara – Abbiamo cominciato a fare concerti monografici, a partecipare ad alcuni concorsi ricevendo alcuni premi, che hanno rappresentato un ulteriore incentivo a continuare su questa strada. Nel 1998, sempre grazie a Hugo Aisemberg, abbiamo potuto fare un viaggio in Argentina, dove abbiamo preso un contatto diretto con quel mondo, realizzando concerti e dirette radiofoniche. Abbiamo potuto conoscere e ottenere lezioni e consigli da Fernando Suarez Paz, violinista del celebre Quinteto Nuevo Tango di Piazzolla e, soprattutto, abbiamo stretto un’amicizia con Laura Escalada, moglie di Astor, che dura fino ad ora e dalla quale abbiamo ricevuto preziosissimi incoraggiamenti e lusinghieri apprezzamenti. Una bellissima esperienza di vita.
 
Veniamo ai vostri CD; uno di questi è stato ripubblicato in digitale da poco, riscuotendo un bel successo…
Claudio – Il primo CD lo intitolammo “Street Tango”; conteneva l’intera suite Histoire du Tango e le nostre prime trascrizioni. Ma quello a cui siamo entrambi più affezionati è “Soledad”. Lo incidemmo del 2000 nella magica acustica di un museo a Maccagno, sul Lago Maggiore, con l’amico ingegnere del suono Luca Martegani abilissimo nel rendere perfetta la magia di quel momento. In seguito, in occasione del giorno del centenario della nascita di Piazzolla, è stato ripubblicato in digitale dall’etichetta Visage, di Claudio Carboni ed in questi giorni è uscita anche la ristampa del cd.
 
Fortuna vuole che quel giorno, tantissime persone in tutto il mondo cercarono la musica di Piazzolla e trovarono il nostro CD in cima alle liste. Abbiamo totalizzato un numero incredibile di ascolti e sommersi da una marea di messaggi da tutto il mondo di persone entusiaste delle nostre interpretazioni, delle sonorità e del nostro modo di fare musica. Per noi è stato davvero molto gratificante ed emozionante ricevere cosi tanta attenzione ma, soprattutto, è stato importante riportare in vita un lavoro cui siamo molto affezionati e che, a distanza di molti anni, ci rappresenta ancora pienamente.  
 
 
Quali sono le caratteristiche della musica di Piazzolla che più amate?
Barbara – Piazzolla definiva la sua musica come 10% tango e 90% musica contemporanea. In sostanza, una bellissima sintesi tra l’istinto della musica tradizionale del Rio della Plata, che tutti conosciamo e le forme e strutture della musica d’arte del Novecento. Passione e razionalità assieme. Queste due caratteristiche fanno in modo che la sua musica possa essere resa alla perfezione anche nel riadattamento su strumenti diversi rispetto ai quali è stata concepita.
 
L’elemento più affascinante in quest’operazione di trascrizione trovo sia quello timbrico, la necessità di tradurre il carattere pregnante di nostalgia e drammaticità, dolcezza e e giocosità proprio di uno strumento come il bandoneon. Il suono di questo strumento racchiude un mondo complesso che esprimere con un altro strumento rappresenta una sfida appassionante. Così come appropriarsi di un modo molto particolare di “stare sul tempo” e di fraseggiare che Piazzolla aveva. Tutto ciò è tuttora un’esperienza musicale intellettuale e passionale assieme davvero bellissima.
 
Claudio – Io sono sempre stato attratto dalla commistione di due esperienze apparentemente opposte: quella del musicista classico, che lavora sull’interpretazione di una partitura, che l’analizza e ne legge gli aspetti formali, e quella del musicista improvvisatore, che vive l’esperienza della creatività a tutto tondo. Piazzolla è uno straordinario creatore di melodie incastonate in una struttura musicale ineccepibile; armonia, contrappunto, ritmo… sono tutti elementi governati in maniera magistrale.
 
 
Cosa significa, a proposito, Tanguediaduo?
Barbara – Si tratta di un termine preso a prestito dal regista Pino Solanas, purtroppo recentemente scomparso, che abbiamo potuto incontrare a Buenos Aires. “Tanguedia” significa “Tango” e “Tragedia” assieme. Questi due sentimenti descrivono moto bene la musica di Astor. E il termine ci è sembrato perfetto per il nostro duo.
 
Come è continuata poi l’esperienza di Tanguediaduo?
Claudio – Nel tempo ci siamo discosti dalla musica di Astor per suonare musiche che avessero però questo tipo di approccio; una forma musicale ben strutturata e un’idea di libertà propria, per esempio, del jazz. Adoriamo la musica di Egberto Gismonti, per esempio che, pur con esiti completamente diversi, ha percorso una strada di rivalorizzazione della propria musica tradizionale, simile a quella di Piazzolla.
 
Barbara – E poi abbiamo aggiunto alcuni nuovi colori, grazie all’impiego di strumenti meno consueti. Io utilizzo un flauto contralto in Sol, dal suono avvolgente e materico così come l’ottavino e il traversiere antico, di legno; Claudio utilizza una chitarra baritona, l’ukubass e la chitarra elettrica.
 
E per il futuro, cos’avete in mente?
Claudio – Beh, questo bel successo della ristampa del cd “Soledad” ci ha fatto venire il desiderio di trascrivere altri brani. Di Piazzolla si conosce molto poco; in realtà il suo catalogo è sterminato. Credo conti circa tremila titoli dove si trovano composizioni di ogni tipo.
 
Qual è il bilancio di venticinque anni di musica assieme?
Barbara e Claudio – Crediamo che gli ingredienti per suonare ancora con gioia dopo tutti questi anni siano la consapevolezza acquisita che la musica sia un rito collettivo; che non sia una competizione o una vetrina per mettersi in mostra ma sia soprattutto condivisione e desiderio di stare bene assieme, attraverso la magia di questa arte fantastica che è la musica. Abbiamo viaggiato tanto, ci siamo divertiti e abbiamo vissuto esperienze umane preziose e una bella amicizia tra di noi. Dopo questo periodo durissimo per tutti, oltre alle perdite dolorose, ci è mancato tanto questo contatto con la gente, con la gioia che suonare assieme e per le persone, ci regala sempre. Riprendere la nostra abituale attività ci fa percepire ancora di più la sua preziosità.
 
 
 
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