VR Jazz Agency: un espresso con Victor Radzievskiy

 

19 dicembre, 2021

Victor Radzievskiy è un giovane appassionato di jazz russo che da anni con la sua agenzia organizza concerti di artisti da tutto il mondo. L’abbiamo intervistato.

> Gabriele Sinatra 


Perché hai fondato VR Agency?
Durante i diversi anni che ho trascorso lavorando nell’industria musicale, intorno a me si è formato un entourage di musicisti. Alcuni di loro provenivano dalla Russia, altri dall’Europa, dagli Stati Uniti e dall’America Latina. È stato un passo logico creare il marchio e promuoverli come mie residenze artistiche, prima in Russia e poi in tutto il mondo. Spero che, quando la situazione del Covid si stabilizzerà, si possa ottenere ancora di più.
 
 
 
Organizzi tour, concerti, festival internazionali e contest: qual è l’aspetto di questo lavoro che ti stimola maggiormente?
Amo il momento in cui tutto il lavoro preliminare è portato a termine e i musicisti salgono sul palco. Quando arriva quel momento devi solo rilassarti e lasciare che la musica compia la sua magia. Mi piace ancor di più pianificare i tour e poi condividere il viaggio con i miei musicisti. Non mi stanco mai di viaggiare, soprattutto in posti dove non sono mai stato. Il mio tour più lungo – quello con gli Accordi Disaccordi – è durato 45 giorni.
 
C’è una caratteristica che accomuna tutti i grandi artisti con cui hai suonato?
Questa è una bella domanda. Se devo sceglierne una, è che hanno ancora tutti sete di imparare. Da Herbie a Chick Corea, a Steve Gadd… nessuno di loro pensa per un secondo di essere in una comfort zone o di aver realizzato qualcosa. Stanno tutti ancora sviluppando la propria arte.
 
VR Jazz Fest: che artisti cerchi per il tuo palco?
Dipende completamente dal concetto di festival. Per ogni edizione rivedo il concept e scelgo un tema diverso. Che si tratti di Cool Jazz, Bebop, Latin o Fusion, cerchiamo sempre di sorprendere il nostro pubblico e di mostrare che il jazz è vario e include molti stili diversi. Ad esempio, nel 2022 ci sarà il centenario del jazz in Russia, e nella nostra celebrazione durante il VR Jazz Fest evidenzieremo i punti più interessanti dell’evoluzione del jazz in URSS. Parteciperanno molti musicisti famosi, tra cui alcuni pionieri del jazz russo: Valery Ponomarev, Alexey Kuznetsov, Alexey Chigik e molti altri.
 
 
Il business dei concerti è stato colpito duramente dalla pandemia: come ti sei preparato per la ripartenza?
Il mercato musicale russo è in profonda crisi, come in Italia, Spagna o qualsiasi altro Paese colpito dal Covid; le restrizioni imposte dallo Stato l’hanno quasi distrutto. Ma siamo ancora qui e lottiamo giorno dopo giorno per mantenere viva la musica in Russia. Sfortunatamente, il governo non riconosce all’arte e alla cultura il giusto valore, non abbiamo ricevuto alcun supporto in tutto questo tempo. D’altronde, ora che le maschere sono cadute, nessuno si fa più illusioni: siamo soli con la nostra missione e continueremo a fare del nostro meglio.
 
Being an artist during the covid era: com’è nata l’idea e cosa possiamo imparare guardandolo?
È stato un urlo dal profondo del cuore: ero molto depresso e mi sentivo peggio che mai. Ho quindi cercato disperatamente un modo per esprimere i miei sentimenti e iniziare a combattere la situazione; così ho chiamato i miei amici Alex Kruglov e Dave Richardson e abbiamo fatto del nostro meglio per mostrare la realtà senza falsi sorrisi o cliché. Ho intervistato 15 artisti di 15 Paesi diversi per far sapere alla gente cosa stava succedendo all’arte e alla cultura; volevo che pensassero alle conseguenze della noncuranza dello Stato, che non si è preoccupato di salvaguardare la cultura e ha lasciato gli artisti in balìa del destino.
 
Volevo anche sostenere le persone accanto a me, quelle che avevano subito le restrizioni e vivevano alla giornata. Quando dico nel film che abbiamo iniziato a farlo in un momento di disperazione, in realtà è così.
 
 
Come può un musicista sopravvivere nell’epoca 4.0 dell’industria musicale?
Wow, una domanda intelligente e molto originale! Purtroppo la mia risposta non ti piacerà. Temo che moltissimi musicisti dovranno pensare a cambiare la propria occupazione. Resteranno in piedi solo coloro che davvero non possono vivere senza l’arte, ma ciò non è a causa della rivoluzione tecnologica industriale, si tratta di politica. Cultura e illuminismo non sono più un obiettivo per i governi, perché l’arte incoraggia il cosmopolitismo, distrugge i confini. Noto una tendenza globale verso una nuova Guerra Fredda, alte recinzioni, sorveglianza totale e standardizzazione. Il ruolo dell’individuo e della personalità sta diminuendo.
 
In un mondo come questo le persone tendono a identificare l’arte e l’essere un artista libero con l’ozio. D’altra parte, i robot non sostituiranno mai gli umani nella sfera culturale. L’arte libera sopravvivrà, ma la qualità della vita degli artisti diminuirà drasticamente. Preparati!
 
Cosa ti aspetti dalla nuova generazione di jazzisti?
Mi aspetto e auguro loro di non perdere il contatto con le proprie radici. Vedo spesso giovani musicisti virtuosi che suonano, ma molte volte non c’è nient’altro dietro: non c’è né anima, né visione delle radici, della mitologia e delle tradizioni della musica jazz. Suonano schemi diversi e considerano la musica solo come uno sport. Vorrei che non dimenticassero, durante la ricerca della perfezione, da dove viene il jazz e quale sia il suo significato per l’umanità.

 
I tuoi progetti di breve periodo?
Ci sono alcuni tour di band italiane in arrivo: Emanuele Cisi, Accordi Disaccordi e Conosci Mia Cugina. Il VR Jazz Fest: il 30 aprile festeggeremo l’anniversario del nostro festival e il centenario del jazz in Russia. Infine, ho intenzione di avviare una nuova società in Cina per diffondere l’arte europea lì. È un progetto nuovo e molto interessante per me.
 
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