Polyhymnia: un espresso con Yazz Ahmed

Image Credits: Yazz Ahmed © www.yazzahmed.com

8 giugno, 2020

Polyhymnia

Dopo “Finding My Way Home” e “La Saboteuse”,  la trombettista e flicornista Yazz Ahmed ritorna con “Polyhymnia”, una raccolta di sei brani originali composti e arrangiati dall’artista  britannico-bahreiniana che ha coinvolto venticinque musicisti per le registrazioni.

> Ivano Rossato


Puoi parlarci del nuovo album “Polyhymnia”?

“Polyhymnia” è stato realizzato grazie all’organizzazione Tomorrow’s Warriors che mi ha incaricato di comporre musica per il Women of the World Festival del 2015. La suite è stata presentata per la prima volta alla Giornata internazionale della donna al Southbank Centre di Londra ed è stata eseguita dalla Nu Civilization Orchestra. Ho scelto di scrivere di donne le cui vite mi sono risuonate dentro in qualche modo personale. Ho iniziato facendo ricerche sulle loro storie, i retroscena e la musica che le circondava. Conoscere la loro storia mi ha aiutato con il processo creativo, pensando prima in modo intellettuale e poi esprimendo queste idee emotivamente.
 
Ad esempio, la mia composizione dedicata a Rosa Parks si basa sul numero dell’autobus, il 2857, su cui ha fatto la sua famosa protesta. Quel numero è rappresentato sia metricamente che melodicamente nella struttura. Ho costruito una riga di tono astratta e ho usato una formula per creare una linea melodica su uno schema ritmico asimmetrico. Ho già usato la matematica come strumento compositivo in precedenza, ma non mi sento mai vincolata da alcuna regola da me imposta, permettendo alla musica di trovare il proprio corso una volta iniziato il processo. 2857 è un pezzo in due parti, la prima che esprime la quieta dignità della sua azione, la seconda invece la tempesta del cambiamento che sta per avvenire e, come in tutte le mie composizioni, mi piace bilanciare il materiale scritto con l’improvvisazione libera.
 

Ci sono innumerevoli donne che meritano stima, che meritano canzoni di lode da comporre in loro onore.

Hai scritto: “Polyhymnia è una celebrazione del coraggio, della determinazione e della creatività delle donne”…
Sì, mi sono sentita in dovere di condividere le storie di queste donne straordinarie con un pubblico più vasto. Forse avevo anche il desiderio segreto di mostrare le intense esibizioni dei musicisti presenti nell’album, la maggior parte delle quali sono donne. Ci sono innumerevoli altre donne che meritano stima, che meritano canzoni di lode da comporre in loro onore. Questa è solo la mia voce calma e speranzosa, che illumina le conquiste di questi coraggiosi modelli, che sia di ispirazione per tutte ad esprimere appieno le proprie potenzialità.
 
C’è molto “spazio” nelle composizioni di “Polyhymnia”; è un risultato voluto fin dall’inizio?
Sì, mi piace sempre lasciare spazio ai miei musicisti per improvvisare, esprimersi, dare loro una voce, che si tratti di un assolo o di una “conversazione” tra un insieme di musicisti. Ad esempio, c’è una sezione in Deeds Not Words (dedicata alle suffragette) dove puoi ascoltare uno scambio di idee tra Samuel Hällkvist, Josie Simmons, Ralph Wyld e me, le nostre voci individuali che contribuiscono a qualcosa di più grande, che rappresentano la sorellanza delle suffragette, in marcia spalla a spalla nella lotta per l’uguaglianza.
 
 
 
 
Come pensi di esserti evoluta artisticamente rispetto a “La Saboteuse”?
Questa è stata la prima volta che ho scritto per un ensemble così grande, ed è stata una sfida, ma molto divertente! Durante la ricerca svolta su queste donne coraggiose, ho anche scoperto musica che non conoscevo, aggiungendo così colori alla tavolozza a mia disposizione. Sento anche che il mio ultimo album, “La Saboteuse”, rappresentasse uno sguardo dentro me, e avesse più a che fare con le mie lotte creative. Con “Polyhymnia”, invece, lo sguardo è rivolto all’esterno come fonte di ispirazione, celebrando e premiando le conquiste di donne straordinarie. Guardando indietro, penso che forse Polyhymnia, la dea greca dell’arte sacra, della musica e della poesia, mi abbia aiutato a conquistare “La Saboteuse”, il critico interiore, la mia anti-musa, che era l’argomento del mio album precedente.
 
Il progetto ha coinvolto un gran numero di musicisti: qual è stato il processo di registrazione?
Le sessioni di registrazione iniziali per l’album si sono svolte durante un fine settimana di agosto del 2016, durante il quale abbiamo registrato la maggior parte delle parti della sezione ritmica, alcuni fiati e le parti cantate. In seguito, il mio compagno e io abbiamo registrato il resto dei fiati e ulteriori ritocchi alla sezione ritmica l’anno successivo. In tutto questo tempo la musica si è evoluta e trasformata in qualcosa di cui mi sono sentita davvero orgogliosa. Penso che la mia parte preferita del processo di registrazione sia stata la gita di due giorni a Copenaghen per registrare Samuel Hällkvist che ha sovrainciso le sue parti di chitarra. Questo è stato praticamente l’ultimo pezzo del puzzle ed è stato davvero bello sapere che eravamo quasi pronti a pubblicare quella musica.
 
Che progetti hai per il futuro?
Ho molti progetti in corso persino in questo periodo di “pausa” [a causa dell’emergenza sanitaria in corso n.d.r.]. Attualmente sto programmando tre pubblicazioni: un remix EP di “Polyhymnia”, un EP dal vivo del mio progetto secondario, Electric Dreams e il nuovo album della mia band, che abbiamo iniziato a registrare all’inizio di quest’anno. Ho anche una nuova piece, commissionata dal canale di streaming online Adult Swim che sarà disponibile per lo streaming nelle prossime settimane. La registrazione vede Noel Langley e me che suoniamo trombe e flicorni, Samuel Hällkvist alla chitarra e Joshua Blackmore alla batteria.
 
 
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